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DTM e bruxismo: che rapporto esiste tra digrignamento dei denti e dolore mandibolare? CSD Cambria® – Centro Siciliano Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolare

Matteo Cambria
46 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min


CSD Cambria® – Centro Siciliano Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolare

Ti capita di svegliarti con la mandibola stanca, le tempie indolenzite o la sensazione di aver stretto i denti durante la notte? Oppure ti accorgi, mentre lavori al computer o sei concentrato, di mantenere i denti serrati senza rendertene conto?

Potresti avere familiarità con il bruxismo, un fenomeno che coinvolge l’attività dei muscoli masticatori e che può manifestarsi sia durante il sonno sia durante la veglia.

Ma c’è una domanda importante: il bruxismo è davvero la causa del dolore mandibolare? E quale relazione esiste con i Disturbi Temporo-Mandibolari (DTM)?

La risposta è più articolata di quanto si pensi.

Black medical poster with CSD Cambria logo, head/neck diagram, and Italian text: Centro Siciliano Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolare.

Che cos’è il bruxismo e perché non è sempre uguale?

Con il termine bruxismo si indica un’attività dei muscoli masticatori caratterizzata, tra le altre manifestazioni, dal digrignamento o dal serramento dei denti e da alcuni movimenti di irrigidimento o spinta della mandibola.

Non si manifesta sempre nello stesso modo.

Si distinguono principalmente due forme: il bruxismo del sonno e il bruxismo della veglia.

Il bruxismo del sonno si verifica mentre dormiamo. Può manifestarsi con il digrignamento dei denti, talvolta udibile da chi dorme accanto, oppure con un’attività dei muscoli masticatori che non produce necessariamente rumori.

Il bruxismo della veglia, invece, può presentarsi durante le normali attività quotidiane. Alcune persone tendono a serrare i denti quando sono concentrate, affrontano situazioni impegnative o attraversano momenti di tensione. Altre mantengono la mandibola contratta senza un contatto evidente tra le arcate dentarie.

Questa distinzione è importante perché serrare i denti durante il giorno e digrignarli durante la notte non sono fenomeni identici e possono richiedere strategie di gestione differenti.

Inoltre, il bruxismo non deve essere considerato automaticamente una malattia: il suo significato clinico dipende dalla frequenza, dall’intensità, dal contesto e dalle eventuali conseguenze.

Bruxismo e DTM: perché non sono la stessa cosa?

È frequente associare il bruxismo ai Disturbi Temporo-Mandibolari, ma i due concetti non sono equivalenti.

I DTM comprendono un insieme di condizioni che possono interessare l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), i muscoli della masticazione e le strutture correlate. Possono provocare dolore, rigidità, difficoltà nei movimenti mandibolari e, in alcuni casi, limitazioni funzionali.

Il bruxismo, invece, descrive un’attività dei muscoli masticatori che può rappresentare, in determinate circostanze, un fattore di rischio o contribuire al quadro clinico.

Questo significa che una persona può presentare bruxismo senza sviluppare dolore o disfunzioni mandibolari. Allo stesso tempo, un paziente con DTM può non mostrare segni evidenti di digrignamento o serramento.

La relazione tra i due fenomeni è quindi variabile e deve essere valutata caso per caso.

Le evidenze scientifiche invitano a evitare spiegazioni semplicistiche: non è corretto attribuire automaticamente ogni dolore mandibolare al bruxismo, così come non è corretto considerare il bruxismo la causa unica dei DTM. 

Perché il bruxismo può provocare dolore alla mandibola?

Quando l’attività dei muscoli masticatori è particolarmente intensa o si accompagna a serramento prolungato, alcune persone possono sviluppare affaticamento, tensione o dolore muscolare.

Il fastidio può essere localizzato alla mandibola, alle guance o alle tempie. In alcuni casi si manifesta soprattutto al risveglio; in altri compare durante la giornata o aumenta dopo periodi di serramento.

Possono presentarsi anche cefalea, sensibilità dei denti, usura dentale o danni alle restaurazioni, soprattutto quando il carico esercitato sui denti è significativo.

È però importante distinguere tra una semplice sensazione di tensione e un disturbo clinicamente rilevante.

La presenza di segni di usura dentale, per esempio, non dimostra da sola che una persona stia attualmente digrignando i denti: alcune alterazioni possono essersi sviluppate nel tempo o avere origini differenti.

Allo stesso modo, il dolore al risveglio non è sufficiente per formulare una diagnosi di bruxismo notturno.

Per comprendere il quadro occorre mettere in relazione i sintomi riferiti, l’esame clinico e gli eventuali segni osservabili. 

Stress, concentrazione e serramento dei denti: esiste un legame?

Molte persone si accorgono di serrare i denti proprio nei momenti in cui sono maggiormente concentrate: mentre lavorano, guidano, studiano o affrontano una situazione impegnativa.

In questi casi, il problema può non essere tanto il digrignamento quanto il mantenimento inconsapevole di una contrazione muscolare.

Stress e fattori psicologici possono essere associati al bruxismo, ma non rappresentano una spiegazione universale. La sua origine è multifattoriale e può coinvolgere anche fattori individuali, comportamentali, biologici e legati al sonno.

Per questo motivo, dire a una persona che soffre di dolore mandibolare di «rilassarsi» non è sufficiente.

È più utile aiutarla a riconoscere eventuali abitudini di serramento, comprendere quando si verificano e valutare se possano contribuire ai sintomi.

Una semplice osservazione della propria postura mandibolare durante la giornata può rappresentare un primo passo: a riposo, salvo specifiche esigenze funzionali, i denti non dovrebbero rimanere costantemente a contatto.

Se ci si accorge di serrare frequentemente, può essere utile parlarne con il proprio odontoiatra per individuare strategie adeguate al caso specifico.

Il bite risolve il bruxismo?

Questa è una delle domande più frequenti.

Il bite è un dispositivo intraorale che può essere indicato in determinate situazioni, per esempio per proteggere i denti dall’usura o dai danni associati al serramento e al digrignamento.

In alcuni pazienti può contribuire alla gestione dei sintomi, ma è importante chiarire un punto: proteggere i denti non significa necessariamente eliminare il bruxismo.

L’efficacia dipende dall’obiettivo del trattamento, dal tipo di dispositivo e dalle caratteristiche cliniche della persona. Le evidenze sull’effetto dei dispositivi intraorali sul dolore associato ai DTM sono variabili e non consentono di considerarli una soluzione universale.

La scelta deve quindi essere personalizzata, evitando l’utilizzo autonomo di dispositivi non valutati da un professionista.

Se durante l’uso di un bite compaiono dolore nuovo, peggioramento dei sintomi o cambiamenti significativi nella chiusura dei denti, è opportuno richiedere una rivalutazione.

Il trattamento dovrebbe rispondere a un obiettivo clinico preciso, non alla semplice presenza di un rumore o di un’abitudine. 

Quando è opportuno rivolgersi allo gnatologo?

Una valutazione professionale può essere indicata quando il serramento o il digrignamento si associano a dolore persistente, affaticamento dei muscoli masticatori, cefalea ricorrente, sensibilità dentale o difficoltà nei movimenti della mandibola.

L’esame dovrebbe considerare non soltanto i denti, ma anche la funzionalità dell’ATM, la muscolatura masticatoria, la storia dei sintomi e gli eventuali fattori associati.

In presenza di segni di bruxismo del sonno, può essere utile approfondire anche la qualità del sonno e, quando indicato, valutare eventuali disturbi correlati.

Gli accertamenti strumentali non sono necessari in tutti i casi: vengono scelti in base ai quesiti clinici e alle caratteristiche del paziente.

Il percorso terapeutico può comprendere educazione e consapevolezza comportamentale, strategie per ridurre il serramento diurno, protezione dentale quando indicata e altri interventi conservativi mirati.

Quando il quadro lo richiede, può essere opportuno coinvolgere altri professionisti sanitari.

L’obiettivo è comprendere quali fattori contribuiscano realmente ai sintomi, senza attribuire tutto a un’unica causa e senza proporre trattamenti non giustificati.

La mandibola non racconta mai tutta la storia attraverso un solo sintomo

Il bruxismo è un fenomeno complesso. Può essere occasionale o frequente, comparire durante il sonno o nella veglia e avere conseguenze molto diverse da persona a persona.

Per alcuni individui non rappresenta un problema clinico significativo. Per altri può contribuire al sovraccarico muscolare, all’usura dentale o a un quadro doloroso che richiede attenzione.

La differenza non dipende soltanto dal fatto che i denti vengano serrati o digrignati, ma dal contesto nel quale questo comportamento si manifesta e dalle sue eventuali conseguenze.

Comprendere il bruxismo significa distinguere il comportamento dai suoi possibili effetti. È da questa distinzione che può partire una valutazione più precisa, evitando sia allarmismi inutili sia la sottovalutazione di sintomi persistenti.

CSD Cambria® DTM 365: bruxismo, ATM e funzione cranio-cervico-mandibolare

Con CSD Cambria® DTM 365 continuiamo il nostro percorso di approfondimento dedicato ai Disturbi Temporo-Mandibolari, all’articolazione temporo-mandibolare e alla funzione cranio-cervico-mandibolare.

Parlare di bruxismo significa andare oltre il semplice contatto tra i denti, considerando i muscoli masticatori, il comportamento mandibolare, il sonno e il contesto clinico della persona.

Perché non ogni serramento è una malattia, non ogni dolore è causato dal bruxismo e non tutti i pazienti necessitano dello stesso trattamento.

Il sintomo è l’effetto. La causa è funzionale.




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