Mandibola bloccata: perché succede e cosa fare quando non riesci ad aprire la bocca?
«A un certo punto ho provato ad aprire la bocca e non ci riuscivo più.»
È una situazione che può creare molta preoccupazione. La mandibola sembra non muoversi come al solito, l’apertura della bocca si riduce improvvisamente e anche gesti semplici, come parlare, sbadigliare o mangiare, possono diventare difficili.
Ma perché può succedere?
Quando la mandibola si blocca
Il cosiddetto lock articolare indica una limitazione dell’apertura o del movimento mandibolare che può avere cause diverse.
Una delle situazioni più conosciute è il dislocamento del disco articolare senza riduzione: il disco dell’articolazione temporo-mandibolare può modificare la propria posizione e non accompagnare più normalmente il movimento del condilo mandibolare. In questi casi l’apertura può diventare improvvisamente più limitata e talvolta dolorosa.
Ma non è l’unica possibilità.
Un blocco mandibolare può essere associato anche a condizioni articolari degenerative, traumi, alterazioni strutturali, aderenze, fenomeni muscolari o altre problematiche dell’ATM. Per questo motivo non è corretto considerare ogni episodio di blocco come se avesse necessariamente la stessa origine.
E il famoso click?
Qui c’è un punto importante.
Molte persone raccontano di aver sentito per mesi o anni un click mandibolare e, successivamente, di essersi trovate con la mandibola improvvisamente più rigida o limitata.
La relazione può esistere, ma non significa che ogni click sia destinato a trasformarsi in un blocco.
Un click indolore, in assenza di limitazioni funzionali e di altri sintomi, può infatti essere un reperto frequente e non necessariamente patologico.
Il problema cambia quando al rumore si associano dolore, limitazione dell’apertura, difficoltà nella masticazione o episodi di blocco.
È il contesto clinico, quindi, a fare la differenza.
«Si è sbloccata: quindi è tutto risolto?»
Non necessariamente.
Un episodio può risolversi spontaneamente e la mandibola può tornare a muoversi normalmente. Questo è certamente un elemento positivo, ma non permette da solo di stabilire quale fosse la causa del blocco.
Se l’episodio si ripete, se l’apertura rimane ridotta o se compaiono dolore, rumori articolari importanti o difficoltà durante la masticazione, vale la pena approfondire.
Anche perché la scomparsa improvvisa di un click non deve essere interpretata automaticamente come una guarigione.
Cosa fare quando la mandibola si blocca?
La prima cosa è non forzare il movimento.
Tentare ripetutamente di aprire la bocca con forza, fare manovre improvvisate o cercare di “far scattare” l’articolazione può aumentare dolore e irritazione.
È invece opportuno cercare di capire:
quanto è limitata l’apertura;
se il blocco è doloroso;
se la mandibola devia durante il movimento;
se il problema è comparso improvvisamente;
se ci sono stati traumi o aperture forzate della bocca;
se esiste una storia precedente di click, dolore o altri disturbi dell’ATM.
Una valutazione gnatologica può aiutare a distinguere le diverse situazioni e a stabilire se siano necessari ulteriori accertamenti.
Serve sempre una risonanza magnetica?
No.
La risonanza magnetica dell’ATM è molto utile quando esiste una specifica indicazione clinica, soprattutto per valutare i tessuti molli e la posizione del disco articolare, ma non significa che ogni episodio di blocco debba automaticamente essere sottoposto a RM.
La scelta degli esami dovrebbe partire dalla domanda clinica: che cosa dobbiamo capire e, soprattutto, l’esame può modificare la diagnosi, la prognosi o il trattamento?
È questo il principio di una corretta diagnosi.
Quando è consigliabile farsi valutare?
Un episodio occasionale e rapidamente risolto non significa necessariamente che ci sia una patologia importante.
È invece consigliabile approfondire quando la mandibola:
rimane bloccata o molto limitata;
presenta episodi ricorrenti di blocco;
provoca dolore durante l’apertura o la masticazione;
presenta una riduzione evidente dell’apertura;
si associa a click o altri rumori dolorosi;
ha cambiato improvvisamente il proprio movimento;
presenta problemi dopo un trauma.
Il Prof. Piero Cascone, nei suoi approfondimenti dedicati all’articolazione temporo-mandibolare, sottolinea l’importanza di comprendere il meccanismo alla base del disturbo prima di stabilire come intervenire.
Anche la Dott.ssa Alessandra Leonardi, nei suoi contenuti dedicati alla gnatologia e ai DTM, pone l’attenzione sulla valutazione integrata di articolazione, muscoli, funzione mandibolare e distretto cervicale.
La mandibola non è soltanto un’articolazione
È proprio questo uno degli aspetti più importanti quando si parla di Disturbi Temporo-Mandibolari.
La mandibola deve essere considerata all’interno di un sistema funzionale che comprende articolazioni, muscoli, denti, sistema neuromuscolare e distretto cranio-cervicale.
Per questo motivo, davanti a una mandibola che si blocca, la domanda non dovrebbe essere soltanto:
«Che cosa si è spostato?»
Ma anche:
«Perché è successo? In quale contesto funzionale si è verificato? E perché proprio in quel momento?»
È da queste domande che può partire una valutazione realmente personalizzata.
CSD Cambria® DTM 365
Una mandibola che si blocca può essere un episodio isolato, oppure il segnale di un disturbo che merita di essere compreso meglio.
Non tutti i click diventano blocchi.Non tutti i blocchi hanno la stessa causa.E non tutti richiedono lo stesso percorso diagnostico o terapeutico.
Per questo, in gnatologia, ascoltare il sintomo è solo il primo passo. Comprenderne il contesto funzionale è ciò che permette di orientare correttamente la valutazione.
CSD Cambria® DTM 365 nasce proprio con questo obiettivo: affrontare un tema alla volta, mettendo in relazione DTM, ATM e funzione cranio-cervico-mandibolare.
Il sintomo è l’effetto. La causa è funzionale.






Commenti