LA LINGUA NON SERVE SOLTANTO A PARLARE: IL SUO RUOLO NASCOSTO NELLA CRESCITA DEL BAMBINO
Postura linguale, deglutizione, respirazione e sviluppo oro-facciale: perché osservare le funzioni della bocca durante l’infanzia è importante.
Quando pensiamo alla lingua, la prima cosa che ci viene in mente è il linguaggio. È attraverso di essa che pronunciamo le parole, riconosciamo i sapori e partecipiamo alla comunicazione.
Ma la lingua fa molto di più.
È una struttura muscolare estremamente mobile, coinvolta in funzioni fondamentali come la suzione, la masticazione, la deglutizione e l’articolazione dei suoni. Partecipa inoltre all’organizzazione delle funzioni orali durante le diverse fasi della crescita.
Per questo, soprattutto nell’infanzia, osservare come il bambino utilizza la lingua può offrire informazioni interessanti sul suo sviluppo funzionale.
Quando pensiamo alla lingua, la prima cosa che ci viene in mente è il linguaggio. È attraverso di essa che pronunciamo le parole, riconosciamo i sapori e partecipiamo alla comunicazione.
Ma la lingua fa molto di più.
È una struttura muscolare estremamente mobile, coinvolta in funzioni fondamentali come la suzione, la masticazione, la deglutizione e l’articolazione dei suoni. Partecipa inoltre all’organizzazione delle funzioni orali durante le diverse fasi della crescita.
Per questo, soprattutto nell’infanzia, osservare come il bambino utilizza la lingua può offrire informazioni interessanti sul suo sviluppo funzionale.
DOVE SI TROVA LA LINGUA QUANDO NON PARLIAMO?
È una domanda apparentemente semplice, ma molto importante.
La lingua non dovrebbe essere considerata soltanto durante il movimento necessario a pronunciare una parola. Anche quando siamo a riposo, la sua posizione fa parte dell’equilibrio funzionale del sistema oro-facciale.
Durante la crescita, la postura linguale, la competenza delle labbra, la respirazione e le modalità di deglutizione concorrono all’organizzazione delle funzioni orali.
Non esiste, tuttavia, una posizione identica per ogni momento: la lingua cambia continuamente configurazione in relazione all’attività che stiamo svolgendo.
Una valutazione funzionale deve quindi considerare il comportamento complessivo della lingua, non una singola fotografia della sua posizione.
LA LINGUA E LA CRESCITA DELLE ARCATE DENTARIE
La lingua si trova in una posizione anatomica strategica: all’interno dell’arcata mandibolare e in rapporto con il palato e le strutture circostanti.
Durante la crescita, le forze esercitate dalla lingua, dalle labbra e dai muscoli delle guance partecipano all’equilibrio dell’ambiente orale.
Quando alcune funzioni risultano alterate in modo persistente, possono essere presenti condizioni che meritano un approfondimento odontoiatrico e ortodontico.
È importante precisare che la postura linguale non determina da sola la forma delle arcate dentarie: lo sviluppo cranio-facciale dipende da molteplici fattori genetici, anatomici, ambientali e funzionali.
Per questo non basta osservare i denti per comprendere completamente una situazione clinica.
Occorre valutare anche come funziona il sistema nel suo insieme.
DEGLUTIZIONE: UN GESTO CHE RIPETIAMO MIGLIAIA DI VOLTE
Deglutire è un’attività quotidiana, automatica e indispensabile.
Durante la deglutizione, la lingua partecipa alla preparazione e alla propulsione del bolo alimentare verso la faringe, attraverso una sequenza coordinata di movimenti muscolari.
Nel bambino, queste competenze evolvono progressivamente durante la crescita, passando dalle modalità tipiche della suzione alle modalità alimentari e deglutitorie più mature.
Talvolta possono persistere schemi funzionali che meritano di essere valutati.
La cosiddetta deglutizione disfunzionale, spesso indicata nel linguaggio comune come deglutizione atipica, non deve essere diagnosticata semplicemente osservando il bambino mentre beve o ingoia.
È necessario considerare la postura linguale, la competenza labiale, la coordinazione muscolare, le caratteristiche anatomiche e l’eventuale presenza di abitudini orali protratte.
Il logopedista può svolgere un ruolo importante nella valutazione e nella riabilitazione delle funzioni orali, in collaborazione con l’odontoiatra e gli altri professionisti coinvolti.
RESPIRAZIONE: QUANDO LA BOCCA DIVENTA LA VIA PRINCIPALE
Un altro aspetto da non sottovalutare è il rapporto tra lingua e respirazione.
La respirazione fisiologica avviene prevalentemente attraverso il naso. Quando un bambino respira abitualmente con la bocca, è opportuno comprendere perché.
Rinite persistente, ipertrofia adenoidea, alterazioni delle vie aeree superiori e altre condizioni possono contribuire alla respirazione orale.
In questi casi non sarebbe corretto limitarsi a chiedere al bambino di tenere la bocca chiusa o di posizionare diversamente la lingua.
Prima bisogna comprendere se esiste un ostacolo respiratorio o un’altra condizione che interferisce con la funzione.
La respirazione orale persistente può associarsi ad alterazioni della postura delle labbra e della lingua e, in alcuni bambini, a caratteristiche differenti dello sviluppo cranio-facciale.
Anche il sonno merita attenzione: russamento abituale, sonno agitato e respirazione difficoltosa durante la notte sono segnali da riferire al pediatra e da approfondire quando necessario con lo specialista otorinolaringoiatra.
Non sempre il problema è nella bocca: a volte è necessario cercare la causa nelle vie respiratorie.
LINGUA, LABBRA E MANDIBOLA: UN SISTEMA CHE LAVORA INSIEME
La lingua non lavora mai completamente da sola.
La sua attività si integra con quella delle labbra, delle guance, della mandibola e delle strutture coinvolte nella masticazione e nella deglutizione.
Anche la produzione dei suoni richiede una precisa coordinazione tra articolatori, respirazione e fonazione.
Per esempio, alcuni suoni richiedono movimenti linguali differenti: la punta della lingua può entrare in rapporto con gli incisivi o con le regioni anteriori del palato, mentre altri suoni richiedono configurazioni più posteriori.
Quando un bambino presenta difficoltà articolatorie, non bisogna presumere automaticamente che siano causate da un problema dentale o dalla postura linguale.
È proprio per questo che la valutazione logopedica e quella odontoiatrico-funzionale devono mantenere ciascuna il proprio ambito di competenza, dialogando quando necessario.
PERCHÉ AL CSD CAMBRIA® NON CI SI FERMA AL SINGOLO SINTOMO?
Questo è uno dei principi fondamentali dell’approccio del CSD Cambria® – Centro Siciliano Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolare.
Una difficoltà funzionale non dovrebbe essere interpretata isolando un singolo elemento anatomico.
La presenza di un’alterazione della postura linguale, di una difficoltà masticatoria, di una respirazione orale o di una problematica occlusale richiede domande differenti e percorsi valutativi specifici.
Il nostro approccio parte dall’osservazione delle funzioni e dalla ricerca delle possibili correlazioni cliniche, evitando di attribuire automaticamente ogni manifestazione a un’unica causa.
La diagnosi può richiedere il contributo di diverse professionalità, in relazione alle caratteristiche del singolo caso:
Odontoiatra e gnatologo: per l’analisi delle strutture dentali, dell’occlusione, della funzione mandibolare e dell’articolazione temporo-mandibolare.
Logopedista: per la valutazione del linguaggio, dell’articolazione dei suoni e delle funzioni orali di propria competenza.
Otorinolaringoiatra: per approfondire la pervietà delle vie aeree superiori e le eventuali problematiche respiratorie.
Pediatra: per inquadrare lo sviluppo generale del bambino e coordinare eventuali approfondimenti.
Fisioterapista: quando sono presenti problematiche muscoloscheletriche o necessità riabilitative pertinenti, nell’ambito delle rispettive competenze.
Non significa che ogni bambino debba essere sottoposto a tutte queste valutazioni. Significa che ogni professionista deve intervenire quando esiste una reale indicazione clinica.
La collaborazione interdisciplinare permette di distinguere ciò che è una caratteristica individuale dello sviluppo da ciò che richiede un approfondimento o un intervento riabilitativo.
QUANDO È OPPORTUNO APPROFONDIRE?
Mamme e papà possono prestare attenzione ad alcuni comportamenti:
Il bambino tiene frequentemente la bocca aperta a riposo.
Respira abitualmente attraverso la bocca.
Presenta difficoltà persistenti durante la masticazione.
Mantiene abitudini di suzione non nutritiva protratte.
Presenta difficoltà nella deglutizione.
Russa frequentemente o manifesta un sonno disturbato.
Presenta difficoltà articolatorie o linguistiche.
Questi elementi non rappresentano diagnosi e non indicano necessariamente la presenza di una disfunzione.
Sono semplicemente osservazioni che, quando persistenti, possono essere condivise con il pediatra o con il professionista più appropriato.
La diagnosi precoce non significa medicalizzare ogni comportamento infantile, ma riconoscere tempestivamente le situazioni che meritano attenzione.
LA CRESCITA È UN EQUILIBRIO DI FUNZIONI
La lingua è molto più di un organo del gusto e della parola.
È protagonista di un sistema complesso nel quale respirazione, alimentazione, deglutizione, articolazione dei suoni e sviluppo oro-facciale si incontrano.
Comprendere queste connessioni significa superare una visione limitata alla singola struttura anatomica e imparare a osservare il bambino nella sua globalità.
Al CSD Cambria® crediamo che comprendere una funzione sia il primo passo per poterla valutare e, quando necessario, riabilitare.
Perché non è sufficiente chiedersi dove si trova un sintomo: bisogna capire come funziona il sistema nel quale quel sintomo si manifesta.
CSD Cambria® – Centro Siciliano Disfunzioni Cranio Cervico Mandibolare
Gnatologia, riabilitazione e ricerca.
Il sintomo è l’effetto. La funzione merita di essere compresa.
Per ulteriori informazioni sulle disfunzioni cranio-cervico-mandibolari e sull’approccio gnatologico è possibile consultare il sito www.matteocambria.com.
Per problematiche relative al linguaggio, alla deglutizione e alle funzioni orali in età evolutiva è opportuno rivolgersi al pediatra e ai professionisti qualificati, secondo le specifiche necessità cliniche.
Contenuto divulgativo: non sostituisce una valutazione specialistica individuale.






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